Scusate l'immenso ritardo... Tra esami e mancanza di voglia di fare tutto postesami non c'è stato tempo

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Ma eccoci qui... Con un nuovo capitolo lungo lungo!
PiccolaGenny&Sasu3
• 10° Capitolo •
Era il 7 Maggio!
Quella notte insonne fu una delle più lunghe che mai avevano vissuto prima, ma il sacrificio aveva solide basi. Per lei questo ed altro.
Il compleanno si avvicinava sempre di più e doveva essere lo spunto per abbassare il grande polverone, provocato da un’incomprensione infondata. La colpa era loro, loro erano i responsabili. Per questo, grazie al lampo di genio di Bill, nella notte che volgeva al termine, si erano adoperati per far in modo che le loro intenzioni potessero compiersi.
Con il viso illuminato dai primi raggi del sole che faceva capolino dalla piccola finestra lasciata semiaperta, Tom Kaulitz fu travolto da un brivido di freddo: un nuovo giorno aveva inizio. Strizzò gli occhi stuzzicati dalla pallida luce mattutina e iniziò a stiracchiarsi, accompagnando il tutto da un enorme sbadiglio. Era tutto indolenzito. Si voltò e al suo fianco notò che suo fratello ancora dormiva, appollaiato sulla sedia, con la testa appoggiata tra le braccia, circondato da piccoli pezzettini di carta ritagliata. Tra le dita erano rimaste incatenate un paio di forbici. Erano ancora vestiti. La luce della scrivania era ancora accesa. Probabilmente si erano addormentati mentre…
“Cavolo! Che idioti!”
Come avevano potuto addormentarsi ?!? “Bill! Svegliati!”
Scosse brutalmente il fratello, che non reagiva ai suoi stimoli. “Bill!”
…
“Bill!”
Si avvicinò quindi alle sue orecchie per sussurrargli delicatamente.“
Oh Gott! A fuoco! La tua piastra sta bruciando i tuoi capelli!”
“
Hilfe! Angst! Muuuuuutti!!”- Scattò seduto in preda al panico, con gli occhi sbarrati, l’aria confusa di chi è venuto a conoscenza di qualcosa di davvero importante senza però sapere dove poter andare a cercare.
“No, Bill! Calmati! Era solo un brutto sogno! Un semplice incubo!”
Con uno sguardo poco convinto continuò a guardarsi intorno, per poi infine provare con le sue stesse mani che i suoi capelli frizzanti e soffici erano lì come sempre al loro posto intatti e sani. Riuscì quindi a riprendere il controllo del suo polso improvvisamente accelerato e tornare conscio delle sue azioni.
“Ma che stanchezza devastate! E adesso, mi spieghi che senso ha svegliarmi a quest’orario assurdo!”
“Immaginavo! Come pensavo, dovrò illustrarti brevemente il programma di oggi, caro fratellino deficiente! Notò la tua scarsa memoria! Oggi è…”
“Il compleanno di Andy!” Concluse prontamente Bill.
“Bravo, vedo che con un po’ di aiuto riesci a riesumare cose parecchio importanti, signor perfettino!”
“E’ stata una breve dimenticanza!”
“Sì certo! Basta così!” – tagliò corto – “Penso che oggi sarà una giornata molto intensa. Dobbiamo ancora studiare i minimi particolari. Ossia: dove, quando e come trovarla, evitare che si fiondi come una belva infuriata su di noi…”
“Cioè…. Tutto!”
“Non tutto, quasi tutto!”
“Da dove iniziamo?”
“Iniziamo da…”
Un suono familiare li interruppe. Era debole e monotono. Ma certo: il cellulare! Tom lo ritrasse da sotto il cuscino, guardò il display: Andreas, il loro migliore amico, che era partito per le vacanze studio come ogni anno ormai.
Andrea e Andreas: differenziati da una sola s, le due persone più importanti della loro vita.
“Eeeeee chi si sente! Ciaooo! Come vanno le vacanze?”
“Salutamelo!” – affermò Bill tutto ridente.
“A sì! Ti saluta la checca! Da quanto tempo. Amico, si sente la tua mancanza qui. A davvero?!?!? Non è possibile! Poi anche noi abbiamo un sacco di cose da raccontarti! Spero che tu torna presto. Mi raccomando divertiti anche per noi! Sì! Ok. Ciao ciao!”
Chiuse la telefonata e rivolse lo sguardo di nuovo su un Bill curioso, che nel frattempo si era messo comodo sul letto.
“Tranqui. Non sono affari che ti riguardano! Non capiresti! Non fa per te l’argomento ragazze!”
“Ok come vuoi! Mi taglio fuori dai vostri affari! Riprendendo però i miei, resta ancora aperta la questione fondamentale di oggi!”
“Mhmm… Giusto! Allora… Stavo pensando… Sicuramente nel tardo pomeriggio uscirà…”
“Mmmma dai!”
“Quindi… la becchiamo per strada…”
“Ah! Però… Per dire questo minimo ci avrai pensato da giorni e giorni e sicuramente sarai stato aiutato da qualche garnde genio. Che piano idiota!”
“Ehi! Proponi tu allora!”
“
Also… ”
* * *
Ci son notti in cui ti chiedi e pensi se se un giorno tu potrai rincominciare. Ci son notti in cui ti chiedi e pensi che tu non dovrai più fingere. Vedrai vedrai. Vedrai vedrai. Tu potrai rincomninciare. Vedrai vedrai. Vedrai vedrai. Prendi il tempo e vai!
[ Nel silenzio – Lost ]
Auguri, auguri e di nuovo auguri! Era davvero il suo compleanno! Il padre le aveva preparato un pranzo delizioso con tutto quello che piaceva a lei: patatine, pizza, schifezze di ogni tipo, Coca Cola e per finire una torta. E così come è tradizione chiuse gli occhi, trattenne il respiro, incrociò le dita ed espresse un desiderio e contemporaneamente buttò giù un grosso soffio, spegnendo le candeline emananti una luce tintinnante.
*Che i miei sogni diventano realtà!*
Le si era inoltre presentato la mattina in camera con aria misteriosa, nascondendo un pacchetto dietro la schiena. Lo aveva scartato immediatamente e si era trovata nelle mani quello che tutte le bambine della sua età avrebbero voluto ricevere: una barbie dell’ultima collezione. I suoi occhi iniziarono a brillare a quel miraggio. Si era fiondata poi al collo del padre per poterlo ringraziare non una, ma innumerevoli volte.
Era felice, ma solo apparentemente. Non aveva certo dimenticato quello che era accaduto il giorno prima. Anche se non lo dava molto a vedere, era dominata dalla sola delusione e rabbia. Era stata proprio stupida a fidarsi di quelle parole tanto rassicuranti quanto vuote. E adesso tutto era tornato ad essere buio, vuoto. Non c’era una ragione che la spingeva a fare qualcosa. Cercava di reagire e di pensare quanto meno possibile. La sua speranza si era infranta, il suo sogno svanito. Era disperatamente… sola!
Come una mano che ti accarezza la schiena col filo spinato, come un soffio di respiro, in un attimo di passione, come bagliore di luce in una notte senza luna nè stelle: un’illusione.
Il pomeriggio stava per accogliere la sera. Non aveva nulla da fare. Infilò quindi nelle orecchie della cuffiette per ascoltare la musica e decise di uscire, sarebbe andata a fare una passeggiata, magari al parco. Scorreva le tracce, una dopo l’altra, irrequieta e assillata, tormentata. Si guardava intorno senza capire il significato delle cose che la circondavano, con un volto spento. Era stanca di ricorrere le cose, di chiedersi il motivo per il quale tutto finiva. Perché sempre a lei? Perché solo a lei?
Un gruppo di ragazzi le stava venendo incontro. Venne travolta. Non riusciva a rispecchiarsi in loro. Erano così felici, gioiosi, divertiti.
Trovò un’altalena vuota e con tutta calma se ne impossessò. Si sedette, incominciando a dondolarsi avanti e indietro. Si aggrappò alle catene ghiacciate e il classico stridio del ferro ossidato del movimento si diffuse, componendo una cantilena macabra. Fissava i suoi piedi andare su e giù.
“Buon compleanno, Andrea!” – sussurrò.
* * *
“Hai preso tutto?”
“Spero di sì!”
“Non devi sperare. Ne devi essere certo!”
“Allora ne sono certo!”
“Lo spero per te!”
Erano pronti, in perfetto orario. Non sapevano dove andarla a cercare: avrebbero vagato fino al momento in cui l’avrebbero trovata. Tom e Bill Kaulitz iniziarono la loro ricerca disperata con un’aria minacciosa e segreta. Erano emozionati, sicuri e allo stesso tempo timorosi. La loro missione era: Andrea!
* * *
Certo aveva litigato con loro. Li aveva invitanti gentilmente ad uscire per sempre dalla sua vita. Ma possibile che dato che era il giorno del suo compleanno non avevano accennato a ricordarsi di lei? Neanche con un semplicissimo “Auguri”? Ci sperava e proprio per questo rivolgeva continuamente uno sguardo fugace al suo cellulare, rimanendo però insoddisfatta e frustrata. Vuoto… vuoto come sempre.
Li odiava.Le stavano dimostrando fino all’ultimo ciò che erano in realtà: menefreghisti, egoisti, falsi.
Fino all’ultimo le avevano fatto credere chissà cosa. E invece?
Ma… come avrebbe voluto che fossero affianco a lei.
Come avrebbe voluto scherzare, sorridere, guardarli semplicemente negli occhi e stare con loro.
Li desiderava.Chissà cosa stavano facendo. Chissà con chi erano. Quasi sicuramente con le loro amichette simpatiche e belle. Sicuramente avevano già rimosso le loro promesse.
Maledetti! Perché doveva soffrire così per loro? Non erano nessuno.
Infatti erano semplicemente Bill e Tom!
* * *
“Ella! Ella! Trovata! Visto che alla fine l’avremmo trovata?”
“Era scontato. Questo paese è un buco.”
“Sì, certo. Ammetti che sono un genio. Il mio piano era infallibile.”
“Come no!”
“Zitto e seguimi. I ringraziamenti li rimandiamo a più tardi!”
* * *
Cos’era quel rumore? Ne era certa aveva sentito dei passi e delle voci provenire dalle fratte davanti a lei. Forse era per questo che si sentiva osservata. Tese le orecchie e aguzzò la vista. Era infreddolita e iniziò ad aver paura. Tutto intorno si era spento ed era diventato deserto.
Improvvisamente un piccolo gattino nero sgattaiolò dal cespuglio e si diresse verso di lei.
“Fiuuuuu… Piccolino! Vieni? Vieni qui!” – disse rilassandosi, tirando un sospiro di sollievo.
Che sciocca! Chi voleva esserci??
Si chinò e lo prese tra le sue braccia.
Si lasciò prendere e Andrea iniziò ad accarezzarlo dolcemente con un gesto lento dalla testa alla coda.
Era così carino e indifeso. Ma subito notò che il gattino aveva un piccolo collare dorato nel quale era stato posto un fogliettino.
*Magari si è perso!*
Lo estrasse. E guardandosi intorno, sicura che non c’era nessuno nei paragi, lo lesse con attenzione. Una calligrafia delicata e ordinata diceva:
“ Buon compleanno, Andrea! “
“Chi c’è là dietro?” – disse con un pacato tono di voce.
Curiosità… Ansia… Speranza… Illusione… Tristezza… Accettazione… Dolore… Rabbia… Paura…
Tutto si era fatto buio. La sera aveva preso il sopravvento e i primi lampioni iniziavano a illuminare il viale per quel che potevano. Una cerea luna si intravedeva alta nel nero cielo, sovrastante il piccolo mondo, cullato nella sua luminosità.
*Che fare? Scappare? Restare? Strillare?*
Una cosa era certa chi si nascondeva la conosceva.
… To be continued!