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uhm.... =P ancora dobbiamo scriverlo quindi nn so se potremo accontentarti sì o no =P

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ci scusiamo per l'interruzione... i lavori riprenderanno al termine degli esami... =P

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si si non vi preoccupate!! ^_^

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Da domani mi impegno a scrivere nuovi capitoli... Ormai nn ho più nulla da fare! :)

*Wieso laufen alle immer der Macht hinterher ...? Machtlos sein kann manchmal auch sehr befreiend sein.*
(Perchè tutti cercano il potere? Essere impotenti a volte può dare grande libertà.)

- Bill Kaulitz -


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ah ti impegni!! cattiva... mi vuole tagliare fuori dal progetto!!! =(
buaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! :will: :cry:

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macchè figurati! :)

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Scusate l'immenso ritardo... Tra esami e mancanza di voglia di fare tutto postesami non c'è stato tempo :P.
Ma eccoci qui... Con un nuovo capitolo lungo lungo!

PiccolaGenny&Sasu3



• 10° Capitolo •




Era il 7 Maggio!
Quella notte insonne fu una delle più lunghe che mai avevano vissuto prima, ma il sacrificio aveva solide basi. Per lei questo ed altro.
Il compleanno si avvicinava sempre di più e doveva essere lo spunto per abbassare il grande polverone, provocato da un’incomprensione infondata. La colpa era loro, loro erano i responsabili. Per questo, grazie al lampo di genio di Bill, nella notte che volgeva al termine, si erano adoperati per far in modo che le loro intenzioni potessero compiersi.
Con il viso illuminato dai primi raggi del sole che faceva capolino dalla piccola finestra lasciata semiaperta, Tom Kaulitz fu travolto da un brivido di freddo: un nuovo giorno aveva inizio. Strizzò gli occhi stuzzicati dalla pallida luce mattutina e iniziò a stiracchiarsi, accompagnando il tutto da un enorme sbadiglio. Era tutto indolenzito. Si voltò e al suo fianco notò che suo fratello ancora dormiva, appollaiato sulla sedia, con la testa appoggiata tra le braccia, circondato da piccoli pezzettini di carta ritagliata. Tra le dita erano rimaste incatenate un paio di forbici. Erano ancora vestiti. La luce della scrivania era ancora accesa. Probabilmente si erano addormentati mentre…
“Cavolo! Che idioti!”
Come avevano potuto addormentarsi ?!? “Bill! Svegliati!”
Scosse brutalmente il fratello, che non reagiva ai suoi stimoli. “Bill!”

“Bill!”
Si avvicinò quindi alle sue orecchie per sussurrargli delicatamente.“Oh Gott! A fuoco! La tua piastra sta bruciando i tuoi capelli!”
Hilfe! Angst! Muuuuuutti!!”- Scattò seduto in preda al panico, con gli occhi sbarrati, l’aria confusa di chi è venuto a conoscenza di qualcosa di davvero importante senza però sapere dove poter andare a cercare.
“No, Bill! Calmati! Era solo un brutto sogno! Un semplice incubo!”
Con uno sguardo poco convinto continuò a guardarsi intorno, per poi infine provare con le sue stesse mani che i suoi capelli frizzanti e soffici erano lì come sempre al loro posto intatti e sani. Riuscì quindi a riprendere il controllo del suo polso improvvisamente accelerato e tornare conscio delle sue azioni.
“Ma che stanchezza devastate! E adesso, mi spieghi che senso ha svegliarmi a quest’orario assurdo!”
“Immaginavo! Come pensavo, dovrò illustrarti brevemente il programma di oggi, caro fratellino deficiente! Notò la tua scarsa memoria! Oggi è…”
“Il compleanno di Andy!” Concluse prontamente Bill.
“Bravo, vedo che con un po’ di aiuto riesci a riesumare cose parecchio importanti, signor perfettino!”
“E’ stata una breve dimenticanza!”
“Sì certo! Basta così!” – tagliò corto – “Penso che oggi sarà una giornata molto intensa. Dobbiamo ancora studiare i minimi particolari. Ossia: dove, quando e come trovarla, evitare che si fiondi come una belva infuriata su di noi…”
“Cioè…. Tutto!”
“Non tutto, quasi tutto!”
“Da dove iniziamo?”
“Iniziamo da…”
Un suono familiare li interruppe. Era debole e monotono. Ma certo: il cellulare! Tom lo ritrasse da sotto il cuscino, guardò il display: Andreas, il loro migliore amico, che era partito per le vacanze studio come ogni anno ormai.
Andrea e Andreas: differenziati da una sola s, le due persone più importanti della loro vita.
“Eeeeee chi si sente! Ciaooo! Come vanno le vacanze?”
“Salutamelo!” – affermò Bill tutto ridente.
“A sì! Ti saluta la checca! Da quanto tempo. Amico, si sente la tua mancanza qui. A davvero?!?!? Non è possibile! Poi anche noi abbiamo un sacco di cose da raccontarti! Spero che tu torna presto. Mi raccomando divertiti anche per noi! Sì! Ok. Ciao ciao!”
Chiuse la telefonata e rivolse lo sguardo di nuovo su un Bill curioso, che nel frattempo si era messo comodo sul letto.
“Tranqui. Non sono affari che ti riguardano! Non capiresti! Non fa per te l’argomento ragazze!”
“Ok come vuoi! Mi taglio fuori dai vostri affari! Riprendendo però i miei, resta ancora aperta la questione fondamentale di oggi!”
“Mhmm… Giusto! Allora… Stavo pensando… Sicuramente nel tardo pomeriggio uscirà…”
“Mmmma dai!”
“Quindi… la becchiamo per strada…”
“Ah! Però… Per dire questo minimo ci avrai pensato da giorni e giorni e sicuramente sarai stato aiutato da qualche garnde genio. Che piano idiota!”
“Ehi! Proponi tu allora!”
Also…

* * *



Ci son notti in cui ti chiedi e pensi se se un giorno tu potrai rincominciare. Ci son notti in cui ti chiedi e pensi che tu non dovrai più fingere. Vedrai vedrai. Vedrai vedrai. Tu potrai rincomninciare. Vedrai vedrai. Vedrai vedrai. Prendi il tempo e vai!
[ Nel silenzio – Lost ]



Auguri, auguri e di nuovo auguri! Era davvero il suo compleanno! Il padre le aveva preparato un pranzo delizioso con tutto quello che piaceva a lei: patatine, pizza, schifezze di ogni tipo, Coca Cola e per finire una torta. E così come è tradizione chiuse gli occhi, trattenne il respiro, incrociò le dita ed espresse un desiderio e contemporaneamente buttò giù un grosso soffio, spegnendo le candeline emananti una luce tintinnante.
*Che i miei sogni diventano realtà!*
Le si era inoltre presentato la mattina in camera con aria misteriosa, nascondendo un pacchetto dietro la schiena. Lo aveva scartato immediatamente e si era trovata nelle mani quello che tutte le bambine della sua età avrebbero voluto ricevere: una barbie dell’ultima collezione. I suoi occhi iniziarono a brillare a quel miraggio. Si era fiondata poi al collo del padre per poterlo ringraziare non una, ma innumerevoli volte.
Era felice, ma solo apparentemente. Non aveva certo dimenticato quello che era accaduto il giorno prima. Anche se non lo dava molto a vedere, era dominata dalla sola delusione e rabbia. Era stata proprio stupida a fidarsi di quelle parole tanto rassicuranti quanto vuote. E adesso tutto era tornato ad essere buio, vuoto. Non c’era una ragione che la spingeva a fare qualcosa. Cercava di reagire e di pensare quanto meno possibile. La sua speranza si era infranta, il suo sogno svanito. Era disperatamente… sola!
Come una mano che ti accarezza la schiena col filo spinato, come un soffio di respiro, in un attimo di passione, come bagliore di luce in una notte senza luna nè stelle: un’illusione.
Il pomeriggio stava per accogliere la sera. Non aveva nulla da fare. Infilò quindi nelle orecchie della cuffiette per ascoltare la musica e decise di uscire, sarebbe andata a fare una passeggiata, magari al parco. Scorreva le tracce, una dopo l’altra, irrequieta e assillata, tormentata. Si guardava intorno senza capire il significato delle cose che la circondavano, con un volto spento. Era stanca di ricorrere le cose, di chiedersi il motivo per il quale tutto finiva. Perché sempre a lei? Perché solo a lei?
Un gruppo di ragazzi le stava venendo incontro. Venne travolta. Non riusciva a rispecchiarsi in loro. Erano così felici, gioiosi, divertiti.
Trovò un’altalena vuota e con tutta calma se ne impossessò. Si sedette, incominciando a dondolarsi avanti e indietro. Si aggrappò alle catene ghiacciate e il classico stridio del ferro ossidato del movimento si diffuse, componendo una cantilena macabra. Fissava i suoi piedi andare su e giù.
“Buon compleanno, Andrea!” – sussurrò.

* * *



“Hai preso tutto?”
“Spero di sì!”
“Non devi sperare. Ne devi essere certo!”
“Allora ne sono certo!”
“Lo spero per te!”
Erano pronti, in perfetto orario. Non sapevano dove andarla a cercare: avrebbero vagato fino al momento in cui l’avrebbero trovata. Tom e Bill Kaulitz iniziarono la loro ricerca disperata con un’aria minacciosa e segreta. Erano emozionati, sicuri e allo stesso tempo timorosi. La loro missione era: Andrea!

* * *



Certo aveva litigato con loro. Li aveva invitanti gentilmente ad uscire per sempre dalla sua vita. Ma possibile che dato che era il giorno del suo compleanno non avevano accennato a ricordarsi di lei? Neanche con un semplicissimo “Auguri”? Ci sperava e proprio per questo rivolgeva continuamente uno sguardo fugace al suo cellulare, rimanendo però insoddisfatta e frustrata. Vuoto… vuoto come sempre.
Li odiava.
Le stavano dimostrando fino all’ultimo ciò che erano in realtà: menefreghisti, egoisti, falsi.
Fino all’ultimo le avevano fatto credere chissà cosa. E invece?
Ma… come avrebbe voluto che fossero affianco a lei.
Come avrebbe voluto scherzare, sorridere, guardarli semplicemente negli occhi e stare con loro.
Li desiderava.
Chissà cosa stavano facendo. Chissà con chi erano. Quasi sicuramente con le loro amichette simpatiche e belle. Sicuramente avevano già rimosso le loro promesse.
Maledetti! Perché doveva soffrire così per loro? Non erano nessuno.
Infatti erano semplicemente Bill e Tom!

* * *



“Ella! Ella! Trovata! Visto che alla fine l’avremmo trovata?”
“Era scontato. Questo paese è un buco.”
“Sì, certo. Ammetti che sono un genio. Il mio piano era infallibile.”
“Come no!”
“Zitto e seguimi. I ringraziamenti li rimandiamo a più tardi!”

* * *



Cos’era quel rumore? Ne era certa aveva sentito dei passi e delle voci provenire dalle fratte davanti a lei. Forse era per questo che si sentiva osservata. Tese le orecchie e aguzzò la vista. Era infreddolita e iniziò ad aver paura. Tutto intorno si era spento ed era diventato deserto.
Improvvisamente un piccolo gattino nero sgattaiolò dal cespuglio e si diresse verso di lei.
“Fiuuuuu… Piccolino! Vieni? Vieni qui!” – disse rilassandosi, tirando un sospiro di sollievo.
Che sciocca! Chi voleva esserci??
Si chinò e lo prese tra le sue braccia.
Si lasciò prendere e Andrea iniziò ad accarezzarlo dolcemente con un gesto lento dalla testa alla coda.
Era così carino e indifeso. Ma subito notò che il gattino aveva un piccolo collare dorato nel quale era stato posto un fogliettino.
*Magari si è perso!*
Lo estrasse. E guardandosi intorno, sicura che non c’era nessuno nei paragi, lo lesse con attenzione. Una calligrafia delicata e ordinata diceva:

“ Buon compleanno, Andrea! “



“Chi c’è là dietro?” – disse con un pacato tono di voce.
Curiosità… Ansia… Speranza… Illusione… Tristezza… Accettazione… Dolore… Rabbia… Paura…
Tutto si era fatto buio. La sera aveva preso il sopravvento e i primi lampioni iniziavano a illuminare il viale per quel che potevano. Una cerea luna si intravedeva alta nel nero cielo, sovrastante il piccolo mondo, cullato nella sua luminosità.
*Che fare? Scappare? Restare? Strillare?*
Una cosa era certa chi si nascondeva la conosceva.






… To be continued!

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*_* ennò peròòòò non potete lasciarci cosììììì!!!ettaiii voglio subito il prossimo capitolo :P

cmq bellissima!!

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• 11° Capitolo •




Cosa fare?
Raccolse le poche forze che aveva, strinse a se il gattino per farsi coraggio e iniziò a indietreggiare con piccoli passetti. Le foglie cadute si sbriciolarono all’istante sotto la pressione dei suoi piedi.
Indietro… Indietro..
La distanza la rassicurava.
Indietro… Ancora indietro…
Il cuore pulsava forte e vigoroso dentro di lei come se dovesse abbattere quella prigione che lo racchiudeva per poter liberarsi.
Le gambe si facevano sentire sempre più pesanti come se fossero incatenate a grossi blocchi di pietra .
Il respiro si fece affannoso, soffocante.
Le mani le tremavano, prese da un raptus incontrollato.
Indietro… Indietro..
E così come di solito accade nei diversi film, racconti e storie, che i protagonisti e personaggi nel loro momento di terrore e di fuga crollano a terra scivolando come degli idioti, inciampò. Un maledetto sasso le si pose tra i piedi stendendola a terra.
“Miao”
Sentì le guance inumidirsi.
*Che botta allucinante!*
Riaprì gli occhi. Il musetto innocente del piccolo gattino le era di fronte. Le stava asciugando quella lacrima incontrollata che era scivolata lungo il viso.
Dolorante, massaggiandosi la testa, si assise, scrollando il pulviscolo che le si era depositato tra i vestiti.
*Che scherzo di cattivo gusto!*
“Senti, signore delle tenebre. Non ho soldi, non ho nulla di valore, non ho la borsa, non ho niente. Hai sbagliato vittima. Quindi se vuoi possiamo concludere qui questa nostra partita a nascondino!”
Cosa cavolo voleva da lei?
… Nessuna risposta…
“Inoltre…”
Si ammutolì. Qualcosa attirò la sua attenzione. Da dietro il cespuglio infatti si elevò una debole e tenue luce calda che si andava facendo sempre più evidente e accesa.
*Ma cosa..*
Cosa stava accadendo?
Un suono…
Si sentivano delle voci intonare una qualche canzoncina. Erano molto basse e incomprensibili.
“Cosa stai dicendo? Alza la voce, bitte!”
Zum Geburtstag viel Glück,
zum Geburtstag viel Glück,
zum Geburtstag, liebe Andy
zum Geburtstag viel Glück!
"
Era ancora a terra quando finalmente riuscì a capire chi fosse in realtà l’ ”aggressore”, anzi gli “aggressori”.
Eccoli davanti a lei. Eretti, padroni, raggianti la osservavano dall’alto con il loro solito enorme sorriso.
Appoggiata ad un gomito piegato al suolo, la cui mano raccoglieva un mucchietto di terriccio tra i pugni saldi, l’altra intenta a trattenere a sé il gattino miagolante, restò come un’ebete ad ammirare ciò che stava accadendo.
Sbattè le palpebre più volte per accertarsi che non fosse un sogno quello che scorreva dinnanzi a lei come un film. E’ già.. proprio come un film perchè certe cose accadono solo nella nostra fantasia, solo tra i nostri pensieri, tra i nostri desideri dimenticati e inosservati.
Cosa ci facevano loro lì? Non era stata abbastanza chiara?
Ma allora perché non trovava la forza di reagire?
*Andate via, via!*
Nessuno aveva ancora provato a muoversi.
Presero l’iniziativa. Tom e Bill lentamente e in maniera perfettamente sincronizzata si accovacciarono raggiungendo la stessa altezza di Andrea.
Occhi negli occhi. Non aveva via di scampo.
Non potè non notare che la debole luminosità precedente proveniva dalle nove candeline poste sul dolce che guarniva Tom tra le mani. Una piccola torta alle fragole, fresca, colorata e deliziosa su cui si ergeva una scrittura ciccolatosa tutta tremante:

“ Auguri!
B&T”



Probabilmente loro stessi erano stati i pasticceri di quel concentrato di crema, la sua torta preferita. Non riuscì quindi a nascondere quel tenero sorriso che le sfuggì capriccioso tra le labbra. Riprese il controllo tornando seria: storse il naso, fulminandoli con lo sguardo.
Indietreggiò di nuovo.
Ok era stata una bella sorpresa. Non se lo sarebbe mai e poi mai aspettata. Era il suo compleanno e loro avevano fatto tutto quello per lei. Ma non doveva neanche dimenticare…
Cosa doveva fare? Perdonarli? Dimenticare?
Neanche per sogno. Però magari…

Io non lo so che cosa c’è qualcosa vive ancora dentro me.
Io non lo so che cosa c’è ma devo andare avanti senza te!
[ Oggi – Lost ]




Come poteva resistere a non cedere di fronte a loro?
Prese coraggio... Sapeva quello che doveva dire. Dovevano svanire per sempre.
Forse con il tempo si sarebbe rilevato l’errore più grande che avesse commesso… O forse no…
Rivolse lo sguardo verso di loro. Li aveva davanti.
I loro volti erano illuminati dalla pallida luce ciondolante e calorosa.
Ma nel momento in cui aprì la bocca per esprimere la sua intenzione fu fermata. La sua bocca fu bloccata da un dito che premeva delicatamente con una lieve pressione, quasi impercettibile.
*Bill! Maledetto, Bill e la tua tenerezza, la tua gentilezza, la tua garbatezza, la tua grazia. Ti odio!*
“Shh.. Schweig! Non adesso… Dimentica solo per un istante. Rimanda tutto a dopo!”
“Adesso spegni le candeline!”
*Vi odio! Vi odio! Vi odio! Vi odio!*
“No… Aspetta… Prima il desiderio!”
Un altro desiderio?
*Io per sempre con voi!*
Si decise e con un forte soffio spense le candeline che iniziarono ad emanare un denso fumo.
“Spero che ti piaccia! Sappiamo però che è la tua preferita.” – disse Bill mentre tagliava un pezzo per poi porgerglielo.
“Spero per lo meno che sia buona… Sai non siamo eccezionali a cucinare! Dovevi vedere la cucina e soprattutto nostra madre quando l’ha vista!”
Mantenne il suo silenzio. Non meritavano nulla.
“Dai! Dallo a me” – disse Bill indicando il gatto. “Lo terrò io nel frattempo che mangi!”
E così dicendo con un gesto fugace lo afferrò infilandolo nel suo giubbetto.
“Inoltre… Non pensare sia finita qui!”
“Questo è per te… Piccola Andy!”
Come la chiamavano, con quella voce, con quel nome, o forse perché erano semplicemente loro a chiamarla, ogni volta si sentiva come estasiata, felice, in un mondo sospeso nel vuoto, avvolta da una forte emozione inspiegabile.
*Vi odio! Vi odio! Vi odio! Vi odio!*
Stese la mano per afferrare quel pacchetto incartato malamente che Bill le stava porgendo.
“Dai aprilo!”
Con una lenta calma, cercando di rimanere impassibile, scartò l’impacco estraendo infine uno strano libro.
Lo esaminò: era un album fotografico. Aveva la copertina fucsia che era stata firmata e sulla quale si leggeva:

“ Andy, Bill e Tom. Insieme per sempre! “



Presa dalla curiosità, aprì la prima pagina e notò uno strano foglio tutto scritto, una specie di lettera. Fece per leggerla ma prontamente Tom lo richiuse.
“Lo vedrai quando sei a casa da sola!” Le sorrise profondamente con un occhiolino smagliante che solo Tom Kaulitz poteva dedicarle.
*Vi odio! Vi odio! Vi odio! Vi odio!*
Convinzione? Rassegnazione?
Perché continuava a ripeterselo?
Li adorava! Questa era la unica realtà esistente!

Ciaff!
Non resistette. Si sfogò. Era il minimo che quei due si meritavano da lei. Per quello non si fece fermare e seguì il suo cuore, liberò la sua volontà e prima l’uno poi l’altro furono costretti a portare una mano alle guancie, fattesi rosse, per accarezzare la pelle dolorante dal colpo secco dello schiaffo ricevuto.
“Ahia!”
“Ma sei impazzita?”
Andrea scoppiò in una sonora risata egoista. Era libera. Finalmente era libera da ogni rimorso, da ogni indecisione. Aveva deciso. Non c’erano dubbi. Non poteva rimanere senza di loro. Erano troppo… indescrivibili.
Avevano sbagliato, ma li doveva perdonare. Il tempo l’avrebbe aiutata!
“Stai ridendo?? Ci schiaffeggi e ridi? Stai tranzolla!”
Si bloccò solo per ammirarli. Come si può resistere a due angeli simili? Come poteva resistere ai suoi angeli?
Era fortunata e solo in quel momento se ne rese conto.
Si buttò tra le loro braccia. Li voleva vicino, li voleva abbracciare. Le erano mancati. Le era mancato il loro profumo, la loro voce, la loro presenza, la loro dolcezza, le loro emozioni, i loro respiri, il loro essere troppo diversi e nello stesso tempo così uguali.
“Vi voglio bene! Troppo bene!” Sospirò alle loro orecchie.
Chi ha detto che certe cose accadono solo nelle favole o nei film? Sogni, desideri, speranze, ambizioni, illusioni possono avverarsi, possono divenire realtà. Ciò accade solo se lo si vuole davvero!
La sua favola? Era realtà!






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ok ho perso un "tantino" il filo... durante le vacanze di Natale mi rimetto in pari...

danza x me
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Jacob Black
Grafica con effetti glitter di Myspace




Nana
"Qualunque strada tu scelga,
con chiunque tu decida di condividerla...
...mi basta che tu sia felice.
Vorrei poter dire
che questo è il mio desiderio più profondo...
...ma in realtà,
purtroppo non ho un carattere così equilibrato.
La mia immagine,
così come si riflette nei tuoi occhi...
...è insieme forte e delicata...
...come quella di un eroe dei fumetti,
troppo perfetto per essere vero."
.Nana Osaki ~ Ai Yazawa
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